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L’esercizio del distacco

Mary B. Tolusso, Bollati Boringhieri

“Tutti hanno vissuto ore di felicità assoluta, alla quale non si dovrebbe sopravvivere”

Ognuno di noi ha amato gli anni del Liceo. Spensieratezza e inquietudine che si inseguono e mischiano fra loro. Ora ci ritroviamo su facebook a commentare e condividere post, mentre in L’esercizio del distacco è soltanto una fotografia a legare i protagonisti e ad alimentare il mistero delle loro esistenze.

Emma, David e la protagonista Sofia – che parla in prima persona e non svela la propria identità, se non alla fine – vivono in un collegio alle porte di Trieste, città dai palazzi austroungarici, mai nominata. Crescono educati alla moderazione e al controllo delle passioni, come raffinati prigionieri in fila per la doccia o per la mensa, con molte regole e molto futuro.  La realtà ovattata che li circonda assume spesso i toni di una prigione, dove si interrogano su ciò che riserverà loro il destino, vivono i primi amori e le prime gelosie quando subentra l’amore comune per David.

E’ un’adolescenza repressa, le scelte sono timide e le passioni facili, come ripete la signorina Stein. I ragazzi sanno che la vita vera è fuori e che quando lasceranno il collegio tutto sarà diverso, nuovo, ma anche incerto e rischioso. Da qui le scappatelle notturne di Sofia: la passione per il giovane anarchico Nicolas rappresenta quella curiosità per tutto ciò che c’è al di là delle mura.

La Tolusso, con questo romanzo, ci riporta indietro di qualche anno – per me una ventina – e ci spinge a sognare una storia d’amore unica, contorta, quasi poetica, come soltanto gli adolescenti sanno fare. Di quegli anni a Sofia, Emma e David non resta che il ricordo, indelebile nelle menti di chi ha perso i contatti con chi li ha accompagnati durante un capitolo importante della propria vita.  

Nonostante la malinconia che avvolge la narrazione, L’esercizio del distacco è un romanzo che seduce con la sua prosa fine e toccante, ti prende e non riesci a separartene e una volta terminato riesce persino a strapparti un sorriso, quando ripensi a quella storia d’amore, un po’ complicata, dei tuoi quattordici anni.

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